Se capitate davanti a un palco dove il bassista suona pure chitarra e tastiera mentre il chitarrista suona solo e soltanto dando le spalle a tutti, e armeggia tra mixer, effetti.. c’è una seria probabilità siate a un concerto degli Offlaga Disco Pax.
Vabbe’, ora concentratevi sul cantante. Per averne la certezza il cantante ha bisogno di una panza sostanziosa, di armeggiare tra elenchi del telefono, cd, merendine dalle confezioni strane, ma soprattutto di non cantare. Deve recitare piuttosto, e su ogni pezzo dare prima due o tre colpi di testa all’aria come stesse partendo a spaccare manco fosse un metallaro dai capelli fino al culo. Solo due o tre però. Poi basta.
Se tutto fila potete essere certi di trovarvi al cospetto degli Offlaga Disco Pax from Reggio Emilia, dicevo: Enrico Fontanelli, Daniele Carretti e Max Collini in ordine di superficiale descrizione. Socialismo tascabile, ricordi e memorie di cattocomunismo andato tra Kappler, Lenin, Sotomayor, fascismi e ideologia, ma prima di tutto storie. Schiette, divertenti, musica finalmente decente senza cazzeggi eccessivi o sbavature. Perfezioni. Noie innecessarie pure. Eh. Quando hai sempre lo stesso tono di voce e fai le stesse pause tra due parole decisive a fine paragrafo, capita anche che tra chi ti ascolta inizino a fioccare le imitazioni con diffusi “passami la birra.. ..PERPIA-CERE!” tra una canzone e l’altra e irriverenti “andiamo a salutarli parlando tutti così?” a fine concerto peraltro applaudito con calore e comunemente apprezzato. A partire dai conoscenti della sola Robespierre, ai meno peggio conoscenti, ai tuttologi degli ODP. Disponibili con autografi e proprie produzioni, a prezzo politico (ovvio) e grazie diffusi (la gente perbene si sa distinguere).
Bando alle ciance. Pezzi forti del menù:
Tono metallico standard
Dove ho messo la golf?
Kappler
Il Maggio dei Monumenti. Maggio è un mese cruciale per il settore turistico napoletano: il clima mite, le lunghe giornate assolate e le iniziative garantite dal tradizionale “Maggio dei Monumenti” fungono da richiamo per i visitatori, la cui presenza (o assenza) fornisce anche il polso della situazione per la stagione estiva dietro l’angolo. Le notizie relative all’emergenza rifiuti e all’allarme diossina, riprese dai media di tutto il mondo, hanno inferto quest’anno un duro colpo all’immagine di Napoli, ma i servizi offerti ricompensano i turisti che vincono questi timori?
Una vita da turista. Solo immedesimarsi nei panni di un ospite qualunque, in una giornata qualunque del capoluogo partenopeo, può suggerire una risposta. E i risultati della nostra indagine tra sportelli informativi, strade, trasporti pubblici, pulizia e sicurezza, sono contrastanti e sorprendenti. Ad esempio, delimitando l’area di osservazione al centro città quello dei rifiuti si rivela l’ultimo dei problemi di un turista. Piuttosto, nel bel mezzo della Stazione Centrale, lo sportello della Regione Campania per le informazioni e la vendita della “Campania Artecard” che serve ad “accedere, senza file, ai principali musei e siti archeologici della Regione” è colpevolmente vuoto durante l’orario di apertura. Per informazioni sul “Maggio dei Monumenti”, l’evento del mese, con un cartello scritto a mano nella sola lingua italiana, si rimanda altrove.
Azienda napoletana mobilità. All’esterno della stazione di piazza Garibaldi, c’è poi il capolinea dei mezzi pubblici dell’Anm. Qui proviamo a chiedere, sempre in italiano, in modo da non complicare le cose, un programma con gli orari dei pullman per essere facilitati negli spostamenti in centro: non esiste niente di simile. Ci dicono che le partenze degli autobus variano ogni giorno e dovremmo compilare una richiesta scritta per provare ad averne uno. In questo caso è il sito web dell’azienda a venire in soccorso ai turisti. All’indirizzo internet
www.anm.it, difatti, sono segnalate quanto meno le frequenze di passaggio e gli itinerari di ogni linea. Resta da chiedersi perché non esista una versione cartacea in distribuzione al capolinea, magari in formato tascabile, mentre risulta apprezzabile la completezza di informazione a disposizione tra le pensiline digitalizzate del centro. I tempi di arrivo dei mezzi e il dettaglio delle fermate di ogni linea, dove non siano stati strappati o scarabocchiati, rivelano la loro efficacia.
Puntualità dei servizi. A questo punto resta da considerare il nodo cruciale della puntualità del trasporto pubblico nelle vie caotiche e trafficate del centro. Cronometriamo quindi l’assiduità con cui un pullman come l’R2 e un tram come l’1, in servizio in punti critici della città quali corso Umberto, piazza Municipio, via Marina e piazza Vittoria, arrivano alle fermate. Teniamo il tempo sia nelle vicinanze del capolinea sia a metà percorso perché il test sia veramente probante e confrontiamo i risultati con la frequenza indicata dalle tabelle ufficiali dell’Anm per le due linee. In un giorno feriale è previsto il passaggio di un mezzo ogni sette minuti ed è esattamente quello che accade, con qualche leggero anticipo sui tempi per l’R2 e qualche leggero ritardo per l’1. Il problema reale per i passeggeri è rappresentato in realtà dall’eccessivo affollamento, causa di discussioni e condizioni di viaggio sempre più disagevoli con l’aumento della temperatura e circostanza favorevole alle losche manovre dei borseggiatori. Si tenta di ovviare ravvicinando la partenza di due o più veicoli con l’unica conseguenza che al riempimento del primo faccia da contraltare la desolazione degli altri.
Attraversamenti pedonali pericolosi. Proviamo allora a tralasciare autobus e tram e a incamminarci a piedi verso corso Umberto. Colpisce subito l’assenza di sicurezza negli attraversamenti pedonali. Macchine e motorini, camion, mezzi pubblici attraversano le strisce bianche con autorità, i semafori segnalano un giallo intermittente talvolta: quando non sono spenti o del tutto assenti. Tutto ciò concorre a creare la percezione di caos e insicurezza nel turista e proprio il Rettifilo ne è una dimostrazione esemplare. Soprattutto a favore di chi è in visita di piacere, indeciso sul percorso da seguire, dovrebbe essere facilitato il passaggio da una parte all’altra della larga via composta da tre carreggiate e in particolare due corsie preferenziali dove sfrecciano veicoli di ogni tipo. Però i semafori sono spenti, oppure non ci sono, oppure ancora sono stati rimossi e vi rimane solo il palo giallo di supporto con tanto di pulsante della chiamata pedonale. Al visitatore che ha il coraggio di attraversare la strada resta invece il torcicollo, oltre lo spavento. E dire che all’altezza dell’Università e di via Depretis i semafori ci sono, funzionano e vengono rispettati. Come pure all’incrocio con via Medina e via Monteoliveto dove tuttavia chi attraversa, quando non è ostacolato da inspiegabili quanto fastidiose barriere architettoniche, deve fare fede sul semaforo rivolto ai veicoli, perché quello rivolto ai pedoni manca.

I'm beginning to think it's not
just how much you love someone.
Maybe what matters is..
..who you are when you're with them.
Il danno. Perdite d’acqua dalla soffittatura del passaggio ferroviario della stazione della Circumvesuviana di San Giorgio Cavalli di Bronzo. Copiose perdite dal tetto della fermata hanno contribuito ieri a creare alcune grosse pozze d’acqua sulle banchine di attesa in entrambe le direzioni. La stazione è strutturata su due piani: l’ingresso, al livello della sede stradale, dove è ubicata la biglietteria con una piccola sala d’attesa provvista di servizi igienici e il piano sottostante, interessato dal deflusso, cui si accede utilizzando una breve rampa di scale per salire a bordo dei treni.
L'origine dubbia. Spesso accade negli appartamenti adiacenti di un condominio che pareti o soffitti si inumidiscano per le infiltrazioni di acqua derivate dalla rottura o dalla perdita di una conduttura, inusuale che accada al tetto di una fermata della Circumvesuviana dove transitano ogni giorno centinaia di elettrotreni. Alcuni operai idraulici avvertiti dal personale in servizio alla biglietteria hanno lavorato quindi nei locali delle toilette per identificare l’origine del danno.
Un problema cronico. Del resto è almeno da marzo, come testimoniano le nostre immagini, che un simile fenomeno interessa la volta sovrastante i binari. Allora alcuni sopralluoghi tecnici addussero ai forti acquazzoni del periodo e a un deflusso irregolare dell’acqua piovana la causa del rovinoso stato del soffitto della ferrovia, ma anche i sopralluoghi di ieri alle condutture dei bagni sono risultati vani. Così oggi come ieri l’acqua continua a piovere su banchine e binari della fermata della Circumvesuviana.
Napoli, 30 aprile 2008
Il costo di benzina verde e diesel si avvicina a Napoli al tetto record di 1,50 euro al litro. Oggi scade infatti lo sconto di 2 centesimi sulle accise previsto nella Finanziaria 2008 dal governo Prodi e a quel punto toccherà al nuovo governo, il cui insediamento è previsto per metà maggio, deciderne o meno il rinnovo. Intanto in centro città il costo della benzina arriva a toccare anche quota 1,49 euro per la verde senza piombo e 1,44 euro al litro per la diesel, una crescita di 20 centesimi di euro in dodici mesi se riportata ai dati sul costo del carburante rilevati dal ministero dello Sviluppo Economico a maggio 2007.
Eppure gli automobilisti napoletani continuano a rifiutare l'alternativa rappresentata dal trasporto pubblico confidando nelle scelte del prossimo governo Berlusconi e perfino i passeggeri fermi alle banchine del pullman dicono di rimpiangere la macchina, a qualunque costo.

Dinoccolato e dai modi aristocratici, per metà francese, Carlo Perrone è a capo del Gruppo Editoriale Perrone che controlla “Il Secolo XIX” e le società multimediali correlate. Il quotidiano genovese è legato da oltre 100 anni al nome della sua famiglia, una delle più importanti dinastie dell’editoria italiana, di cui Carlo è l’ultimo discendente.
Pronipote di Ferdinando Maria Perrone, proprietario a inizio Novecento anche dell’Ansaldo, Carlo Perrone è il figlio di Alessandro, l’editore-direttore del “Secolo XIX” e del “Messaggero” insieme che nel 1974, vendendo alla Montedison di Eugenio Cefis il quotidiano romano, portò al definitivo consolidamento del gruppo attorno al “Decimonono”, fissando al contempo l’esclusivo interesse della famiglia nel campo editoriale.
Carlo Perrone è stato impegnato in questi anni a modellare “Il Secolo XIX” secondo le esigenze editoriali del XXI secolo e in una lezione-seminario alla “Sapienza” di Roma organizzata nell’ambito del corso semestrale di Storia del giornalismo dalla professoressa Paola Salvatori, capovolgendo il punto di vista di una classe di aspiranti giornalisti, li ha fatti entrare in poltrona nelle stanze di un consiglio di amministrazione, illustrando la situazione di mercato e il piano strategico editoriale del Gruppo Perrone per il futuro: “Un tempo l’editore usava tenere una posizione ‘conservativa’, ma oggi la tecnologia non permette piani a tre o cinque anni. E con l’avvento delle nuove tecnologie il lettore non accetta più l’idea di pagare per ottenere delle informazioni”.
Nella diatriba tra apocalittici e integrati sulla fine del giornale in formato cartaceo, Perrone si situa tra gli apocalittici, pronosticandone una prossima fine, pur senza datarla con precisione. Questo spiega il recente lancio di Radio19, l’emittente radiofonica del gruppo, con trasmissioni via etere in tutta la Liguria, lì dove è radicato il giornale grazie al lavoro di sette diverse redazioni locali, ma anche l’accordo in “syndication” (in gruppo, di concerto) con “L’Unione Sarda”, “Il Tempo”, “Il Sole24ore” per la vendita di spazi pubblicitari sulle rispettive pagine web, in modo da contrastare la raccolta al momento preminente dei due giornali italiani online più cliccati, “Repubblica” e “Corriere”.
“In futuro le persone viaggeranno di più e con più disinvoltura, ancora maggiore sarà l’espansione di macchine digitali a documentare la vita quando accade” ha insistito Perrone, sottolineando l’interesse dei lettori a dialogare con le notizie e con chi le scrive, adducendo l’esempio estremo di Ohmynews, sito web coreano basato su corrispondenze freelance da tutto il mondo e su un ordine di impaginazione dettato semplicemente dai clic dei lettori.
“Come deve regolarsi un giornale che ha bisogno di ammodernare il proprio centro stampa? Di che rotative munirsi?” sono questi i dubbi di qualunque editore oggi. Carlo Perrone, in particolare, per il futuro prevede un “piano di ristrutturazione con accordi sindacali tra poligrafici e giornalisti. I giornalisti - conclude - saranno meno e lavoreranno per tutti i media e i supporti”.
Numeri non certo confortanti per gli studenti che lentamente si avvicinano alla professione, ma una chiara indicazione a investire nell’ambito della formazione sull’applicazione delle nuove tecnologie in campo giornalistico.
Nel 1945 il presidente del Consiglio era Ferruccio Parri, il partigiano “Maurizio”.
A guardarla da lontano, la storia politica dell’Italia dal Dopoguerra a oggi sembra la storia di un lento declino: De Gasperi, Moro, Andreotti, Craxi, Berlusconi.
Il tutto condito da picchi di stupidità inaudita e ottuso tornaconto personale.
Il 25 aprile del ’69 le prime bombe alla Stazione Centrale e allo stand Fiat della Fiera di Milano inauguravano la lunga stagione della tensione in Italia con le sue derive terroriste e stragiste.
Nell’aprile del 1981 le intercettazioni telefoniche chiarivano i legami tra il mafioso Vittorio Mangano, impiegato ad Arcore in qualità di stalliere da Silvio Berlusconi, e Marcello Dell’Utri, impegnati in attività di riciclaggio di denaro.
Nel novembre del '45, nel giorno delle sue dimissioni da capo del governo, Carlo Levi descrisse Parri come “un crisantemo sopra un letamaio” e a chi ne aveva criticato lo scarso potere di rappresentanza rivolse queste parole:
Il suo corpo stesso pareva fatto di questi dolori, essi scorrevano nel suo sangue: la sua pelle aveva il colore delle ossa biancheggianti nei campi.
Dicevano che non fosse un uomo politico, che non rappresentasse nessuna forza reale, che non sapesse destreggiarsi nel giuoco avviluppato degli interessi, che non fosse altro che un personaggio simbolico e neutrale.
Ma egli rappresentava, o ne era piuttosto costruito, qualche cosa che non è negli schemi politici; una cosa nascosta e senza nome, uguale in tutti e indeterminata, ripetuta milioni di volte in milioni di modi eternamente uguali: i morti freddi sotto la terra, la sofferenza di ogni giorno, e il coraggio che la nasconde.