Paperback writer

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Paperback writer - paperback writer

Dear Sir or Madam,
will you read my book?
It took me years to write,
will you take a look?
It's based on a novel by a man
named Lear
And I need a job, so I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

It's the dirty story of a dirty man
And his clinging wife
doesn't understand.
His son is working for the Daily Mail,
It's a steady job but he wants to be a paperback writer,
Paperback writer.

Paperback writer

It's a thousand pages,
give or take a few,
I'll be writing more in a week or two.
I can make it longer
if you like the style,
I can change it round and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

If you really like it
you can have the rights,
It could make a million
for you overnight.
If you must return it,
you can send it here
But I need a break and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

Paperback writer

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The Beatles

Robivecchi

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sabato, 10 gennaio 2009
Certi giorni sono ottimista

Rientro a casa con una serenità che non so bene com'e' fatta, ma c'e'. Trovo addirittura posto non lontano dal portone, che, faccio per dire, e' piuttosto miracolosa, come faccenda. Una volta parcheggiata la macchina, infatti, mi fermo pure un attimo a guardarla, neanche fosse merito mio, non so se capita anche a voi di fare roba del genere.
Certe volte penso che quando alzi la testa, e cominci a muovere le cose e a chiedere, invece di subire tutto praticando il minimo sindacale di resistenza (che poi e' il mio modo di vivere), la realtà ti nota. Acquista un po’ di stima nei tuoi confronti e ti rende la vita più facile. Ecco perché all'improvviso capita che trovi posto sotto casa, o una donna ti guarda, o ti offrono un lavoro. Come quando ti fai l'amante, che all'improvviso ti cercano atre quattro o cinque donne contemporaneamente (fra cui un paio di ex che non vedevi da qualche anno), e tu ti domandi: "Ehi, ma dove cazzo stavate fino all'altro ieri?"
E' che la realtà s'informa, sul conto delle persone. Quando concede questi bonus, procede ad un'apertura di credito. Ti dice: eccolo, e' tuo, ma non fare la cafonata di sperperarlo per tornare pezzente domani mattina. Non l'hai trovato per terra: l'ho dato proprio a te. Dimostrami che non ho sbagliato sul tuo conto. Continua così: cambia.
Il problema, almeno per quanto mi riguarda, e' che non riesco a far cambiare a nessuno l'opinione sul mio conto per più di una giornata - una giornata e mezzo.
Per cui mi limito al bonus.
Diego De Silva - Non avevo capito niente, Einaudi (2007)

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giovedƬ, 08 gennaio 2009
Com'ĆØ andata a finire..

Sappiamo come.
Il 28 e 29 dicembre ero in giro, inaspettatamente, visto che avevo appena subìto una piccola operazione, a vedere quanto era diffusa l'usanza e la conoscenza del fenomeno "sparo io che spari pure tu" a Napoli.

Avevo scritto un pezzo, montato un video e il 31 notte avevo evitato i vicoli del centro per i festeggiamenti. Pensavo di essermi quasi impaurito da solo, con il mio lavoro. Ma dopo aver passato la notte con amici e ascoltato la radio al mattino, di ritorno a casa, senza pensare neppure più a quel che avevo scritto.. Solo stanco, con gli occhi semi-chiusi e l'asfalto viscido sotto i pneumatici.. Sapere della morte di un giovane ragazzone innocente, avere ragione a posteriori, ho scoperto che non fa piacere per nulla. E che scrivere, così come gridare inutilmente al cielo scuotendo la quiete dei vicini il primo giorno dell'anno nuovo, spesso non cambia le cose.

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martedƬ, 30 dicembre 2008
Capodanno calibro 9

Abbiamo provato qualche fuoco d'artificio di fine d'anno, cliccate qui:

Cliccami !!!Auguri e buon anno nuovo, ai viandanti e ai lettori assidui.
Domani e dopodomani sono giorni di festa. Per me e speriamo per tutti.

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domenica, 28 dicembre 2008
Lucciole a Natale

Mentre gli altri intorno erano indaffarati con i regali e i regalini io ho provato a capire qualcosa in più delle donne che incontravo quasi ogni giorno girando per le vie del centro. Non so se ci sono riuscito. Non so se ho avuto ragione o torto a far così. Continuo a chiedermelo e a chiedermi se alla fine di questo servizio mi sia rimasta più in mente la strofa di una canzone di Cremonini o qualche altra del ben più valoroso De André.
Saranno le mie derive popolari. Anche se forse dovrei, non me ne pento.
Comunque, ecco tutto quello di cui ho provato a parlarvi, cliccateci su se vi pare:


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sabato, 20 dicembre 2008
A Napoli, spesso e volentieri piove sul bagnato

Uno dei miei ultimi servizi dell'anno. Contento di aver trattato del tema dell'accessibilità, in questo caso di una stazione, luogo di passaggio, transito e servizio per eccellenza. Gestite come i servizi da un gruppo spesso al centro di vive polemiche come Ferrovie dello stato (Fs).

Vediamo che altro si può fare, prima che il 2008 chiuda il sipario

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martedƬ, 16 dicembre 2008
In morte di Carlo Caracciolo

Addio, principe di Melito.

Un pezzo pregiato di storia del giornalismo italiano se n'è andato oggi a Roma con i suoi ottanta e passa anni. Il bello di Carlo Caracciolo, guardandolo da qui, è stato esprimere la propria unicità con naturalezza. Un ricco vicino ai poveri, un privilegiato che ha fatto da solo pur d'aiutare gli altri. Partigiano, studente e viaggiatore. Era stato in America ed era tornato a fare il giornalista, imparando un po', prima di abbandonare e diventare editore per caso, a costo zero o di una fortuna iniziale lasciatagli dai suoi. Editore prima indebitato, poi fortunato. Una certezza e fino agli anni '80 il più importante tra i pochi editori puri italiani, primo per successo e impegno. Una cosa sola con Eugenio Scalfari e una cosa salvifica per il paese del doppio Stato assunto a sistema. In redazioni in cui "democristiano" suonava come un insulto perché nelle redazioni i compromessi biechi dei potenti di allora si conoscevano a menadito e si riconoscevano dalle veline pubblicate dagli altri giornali. Repubblica, L'Espresso negli anni delle lotte dure.. perché come m'ha ricordato un vecchio a un concerto sabato scorso "questo è un mondo di merda, ma a quelli della mia età non fa effetto.. abbiamo visto merda peggiore noi"!

Melito, la città della mela annurca fa male a non piangerti tutta e non dichiarare il lutto cittadino oggi per il suo principe sconosciuto che Melito, del resto, non sapeva manco dove fosse.
Io ti lascio qui a parlare, nei miei appunti di tesi, rubati in fughe invernali n motorino nelle biblioteche romane, perché qualcuno li sbirci, ci arrivi per intenzione o per sbaglio. Il primo, l'ultimo e unico onore che posso rendere a Carlo Caracciolo il giorno della sua morte.

*Carlo caracciolo, classe 1925, di famiglia aristocratica, fiorentino di nascita e napoletano per origine paterna, è presidente dell’Editoriale L’Espresso, una delle imprese italiane più ampie e ramificate nel campo della nostra stampa quotidiana e periodica. […] uno degli ultimi editori “puri” del nostro Paese. La sua carriera professionale è costellata di episodi a volte tumultuosi, in contrasto con l’indole, in apparenza distaccata, imperturbabile e distratta del suo protagonista. Una storia, la sua, che cominciò oltre mezzo secolo fa, all’inizio degli anni Cinquanta, quando Caracciolo fondò a Milano una società di riviste tecniche e di annuari industriali. E che proseguì a Roma, nel 1955, con la nascita del settimanale L’Espresso. [p. VIII]
 
p. 25 caracciolo inizia come apprendista in fogli del dopoguerra, conosce forcella e giovanni russo.
Poi dal ’50 rivista humus p. 29
Poi etas kompass, società di cui presidente e ad, p. 32. accanto una società di raccolta pubblicitaria Publietas
Nuove edizioni romane in origine la società cui faceva capo il settimanale, lui 10 per cento quote. 45 olivetti.15 personali olivetti 20 tumminelli. P. 36
“Con l’express stringemmo un accordo per lo scambio di servizi. Stabilii una preziosa consuetudine con françoise giroud, futura direttrice del settimanale parigino.” P 39 [nel marzo ‘69]
Olivetti lo convoca e gli cede “la maggioranza delle azioni senza esigere un corrispettivo in denaro” p42.
All’uscita di olivetti P 43 l’espresso perdeva 100 milioni l’anno, con scalfari si consultano, poi parlano con benedetti, il prezzo si decide di raddoppiarlo.
Benedetti p. 45 con la sua apparenza di signore all’antica, benedetti era però capace di furie improvvise. Aveva un tratto secco, austero. Si sentiva un toscano in trasferta a roma. Della Capitale esecrava gli usi, i costumi, il dialetto. Al “tocco” in punto usciva dal giornale e andava a colazione a casa. Stimava molto Scalfari. “Due grandi giornalisti ci sono in Italia”, diceva, “lui e Ugo Stille”.
Il giornale esordì in maniera aggressiva. Le sue inchieste facevano scandalo, lasciavano il segno, disturbavano i potenti, ledevano interessi consolidati. Il connotato tipico dell’Espresso era la rivelazione tagliente, intesa come assoluzione d’un compito civile. Per lunghi anni, la ristretta équipe dei nostri avvocati, capeggiata da adolfo gatti e poi da oreste flaminii minuto, lavorò a pieno ritmo. P. 51.
Zanetti era stato presentato alla redazione da caracciolo, una piccola stanza nel sotterraneo come correttore di bozze, ma appena la firma finì in cima a un articolo fu assunto come giornalista, acquisto importante, con corbi tandem molto stretto, dal ’62 all’arrivo di ajello fanno una “troika”… p55
P68 benedetti conserva la sua rubrica intitolata “diario italiano” dettandola via telefono da saltocchio. [muore nel ’76] 4 anni di collaboratore per forcella in prob dell inform
P78 la dc si sentì direttamente investita dalla scossa dopo la denuncia sifar, le copie schizzarono a 100 mila.
P 82 era l’Espresso colore varato nel gennaio 1969. cover story e notiziari di varietà culturale e scientifica. Testata canguro.
Al tabloid, si risentono della prima copertina rumor, propone la dc tramite agnelli di comprare il giornale a caracciolo.
 
Corbi P 93zzz
Non che fosse stato facile convincerlo. Venne indotto ad accettare l’offerta dal rifiuto che in quella fase il suo collega e amico Zanetti oppose all’eventualità di assumere responsabilità direzionali (non se la sentiva, voleva continuare a lavorare senza una carica ufficiale). Emotivo e apprensivo per temperamento, infastidito dai postumi giudiziari del caso Sifar, Corbi riuscì tuttavia con grande dignità a condurre L’Espresso dall’altra parte del guado dopo l’opzione di Scalfari per il Parlamento.
 
94 cambio tra corbi e zanetti aprile 70, corbi era contrario al supplemento economico-finanziario di scalfari e ciò rafforzò il proposito di lasciare la direzione
 
P96 elaborato “previsioni di mercato erano grigie” di diminuzione poi P97 il pass al tabloid,
Allora quell’incremento inatteso di vendite e il relativo aumento della pubblicità migliorarono notevolmente il conto economico dell’azienda.
 
98 su repubblica
Livio zanetti – e dietro di lui la redazione dell’Espresso – si mostrava contrario. Temevano che un’operazione resa possibile dai primi importanti guadagni conseguiti dal settimanale avrebbe potuto deteriorarne il futuro. Si investivano altrove, insomma, i soldi che ci venivano dall’Espresso.
 
119 il fatto che l’espresso andasse bene permetteva di finanziare i primi tempi duri della repubblica.
 
132 de benedetti si era già affacciato nella compagine azionaria dell’Espresso-Repubblica mediante quelle che allora si chiamavano “fedi d’investimento” una specie di prestito convertibile. Quando, il 1 luglio 1983, ci fu la conversione in azioni dell’Espresso, Carlo De Benedetti acquisì poco più del 13 per cento del capitale.

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sabato, 13 dicembre 2008
Marketing napoletano, come te nessuno mai

In genere edicole e tabacchi celebrano con vistosi cartelli le ricche vincite alle lotterie dei propri clienti, per attirarne degli altri. Questa edicola di piazza del Gesù si segnala invece, con gli opportuni accorgimenti anti-jattura e una maglietta di Maradona, per non aver mai regalato alcuna vincita. Come dire, la fortuna è cieca ma almeno una volta dovrà passare di qua.

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